Archivio per sensualità

Pop porno Vs porn chic

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2010 by scrittiapocrifi

Il pop porno è ripetitivo e monotono. Il porno chic è divertente e spontaneo.
Il mondo del pop porno è popolato da tettone e da culturisti che si travestono da idraulici. Quello del porno chic di persone carine e spesso insospettabili, anche se non sono strafighe/i venute/i dal pianeta Marte. Funziona perché l’oggetto del desiderio potrebbe essere la donna con la busta della spesa sulla metro o il ragazzetto in fila alla posta per pagare le bollette.
Il pop porno vuole le acrobazie, la velocità e cura molto l’aspetto ginnico – ritmico del sesso. Il porno chic è più interessato alle atmosfere, alle luci e agli odori.
Il pop porno è il big mac menù grande. Sempre lo stesso in qualsiasi città del mondo. Risolve la fame, ma appesantisce la pancia e non dà gusto, e ci puoi mettere le salse che preferisci ma sempre quello è. Il porno chic è un carpaccino di manzo e rucola con  aceto balsamico e bicchiere di Morellino, ma anche mezze maniche con sugo di coda alla vaccinara.
Il pop porno è esplicito, sempre e per contratto. Il porno chic lascia un bicchiere di latte e un paio di biscotti nella ciotola dell’immaginazione.
Il pop porno ha le luci perfette e piattissime della poltrona del dentista, senza ombre e con il massimo dettaglio. Il porno chic è penombra, contrasti, volumi e ombre piene.
Nel pop porno ci sono sempre vibratori dalle forme esplicitamente falliche, cazzi nodosi e pieni di vene dall’aspetto e consistenza innaturale. Nel porno chic ci sono degli insospettabili oggettini curvilinei di raffinato design che non sai mai se è un portachiavi della macchina, il telecomando del Bang & Olufsen o un attrezzino per friggere le olive ascolane dal di dentro.
Il pop porno propone sempre la stessa sequenza: sopra, avanti, dietro, goal. Il porno chic non ha un copione fisso, segue lintuito e l’ispirazione del momento. Magari il goal c’è ma non per questo ti fanno vedere la moviola da tutti i punti di ripresa. Se c’eri c’eri, altrimenti ti arrangi.
Il pop porno ha sempre un’etichetta per definire qualsiasi cosa possa succedere, e quasi sempre delle sigle per riassumere i diversi sottogeneri: lesbo, trans, amateur, gang bang, barely legal. Mette sempre tutto sul menù perché il cliente deve poter scegliere il prodotto. Il porno chic ha altre fissazioni, ma preferisce navigare a vista, e se è molto scuro va bene anche a tentoni.
Il pop porno ama le piscine, le limousine, e le vestaglie da camera in seta. Il porno chic può essere ambientato anche nella cucina disastrata di un appartamento di studenti fuorisede, in camporella o nel ripostiglio degli spazzoloni, in ufficio.
Il pop porno è assolutamente colorato, e c’è sempre un sacco di colori da cartoni animati, specialmente il rosa, in tutte le tonalità. Il porno chic se ne fotte e preferisce decisamente il bianco e nero o i colori delavé.
Il pop porno si definisce trasgressivo e qualcuno ci crede pure. Il porno chic non si definisce affatto, anzi già per aver usato l’ aggettivo “chic” mi ha mandato tre sms di insulti.
Nel pop porno esistono solo cazzi e fighe e lo capisci perché sono tutti uguali. A parte le dimensioni. Nel porno chic c’è l’immagine dell’immensa varietà della natura. E dei gusti, anche.
Il pop porno assomiglia ad una scopata triste perché sai già come andrà a finire. Il porno chic alle scopate allegre di quando avevamo diciott’anni e nessuna voglia di mettere la testa a posto.

E a questo punto, come in ogni cineforum che si rispetti, si apra il dibattito.

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Ricette immorali

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2009 by scrittiapocrifi

E mi ritrovo qui, con questo strano libro per le mani. Un libro di ricette scritto da uno dei più talentuosi scrittori sudamericani. Stranamente, tra i miei autori preferiti me li ritrovo insieme a pari merito con qualche giapponese e con alcuni americani: Fante, Kerouac e Salinger, così come mi vengono in mente.
Manuel Vasquez Montalban, è accomunato a Luis Gerardo Sepulveda e Gabriel Garcia Marquez per il fatto di avere tre nomi. Qualche scrittore brasiliano ne avrà anche quattro o cinque.
Hanno anche altre cose in comune, per esempio questa sensualità decadente e un po’ sporcacciona, fatta di tempeste tropicali, vegetazione lussureggiante, caldo, umidità, sguardi e rum.
Di corpi nudi e occhi neri che scrutano, di fianchi prorompenti adagiati tra lenzuola stropicciate, di sontuosi
culi che invitano all’amore e alla lascivia.
Di speziate pietanze che diventano lettere d’amore, ma anche di cucine povere e approssimative, per riempire la pancia.

Di sigaraie cubane che rollano puros tra le cosce, battelli a vapore e strani animali che vivono nel grande fiume, o lungo le sue sponde.

E la conquista e la seduzione passano anche per il cibo, come spesso accade in questi casi. Ed è proprio così che succede e spesso è sufficiente la semplice attesa di fare l’esperienza di un sapore nuovo. Una sensualità tutta da toccacciare, che si lascia leggere, a tratti placida a volte irruenta ma mai uguale a sé stessa, come il Rio della Plata o la Cordillera delle Ande.

Di necessità si fa virtù. Ecco perché ho iniziato a dedicarmi all’arte poblana della cucina e alla coltivazione del peperoncino. E ho un po’ di sudamerica anche nei vasi sul terrazzino di casa. Habanero, CayennaJalapeño e altre dieci o dodici varietà di tutto il mondo. Tutto sommato, meglio questa che altre forme di collezionismo un po’ viziose, di quelle che tanto piacerebbero a Garcia Marquez.