Archivio per ritardi

Cose che non capisco

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , on 22 settembre 2009 by scrittiapocrifi

Quelli che quando telefonano a qualcuno in’un altra città alzano la voce. Più lontano è l’interlocutore, più forte parlano. Se è un’intercontinentale poi, urlano.

Perché quando decidi di prendere l’autobus è sempre passato un minuto prima. E se poi puoi scegliere tra più linee stai sicuro che sono già partiti tutti.

Perché appena fanno due gocce di pioggia escono fuori decine di bengalesi che vogliono venderti un ombrello?

Perché le persone anziane non mai hanno un cazzo di meglio da fare che passare intere mattinate dal medico, quando scoppiano di salute?

Avanti c’è posto!

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 giugno 2009 by scrittiapocrifi

La gente fa cose strane, certo. Ma tra le cose stupide e irrazionali che fanno ce n’è una che non finisce mai di stupirmi. L’ossessione di piazzarsi a tutti i costi in mezzo alle palle, ad esempio.
E’ un comportamento che non fa distinzioni di classe, di età, di professione e si riscontra in un’infinità di situazioni. I trasporti, anzitutto. In aereo, ci sono quelli capaci di far ritardare il decollo perché arrivati al loro posto (generalmente alle prime file) devono accuratamente sistemare il bagaglio nelle cappelliere , verificare l’inclinazione del sedile, assicurarsi che non ci siano collassi strutturali e poi si siedono. Con calma. E ottanta persone inferocite, bloccate sul corridoio che imprecano aspettando di arrivare al proprio posto.
Poi te li ritrovi sul bus che porta dalla piazzola al terminal. Si piazzano in dieci davanti alla porta ed è impossibile entrare. Naturalmente il resto del bus è vuoto.
La stessa cosa, ovviamente, vale anche sui mezzi pubblici in città. Ci sono quelli che devono per forza stare davanti e controllare le capacità di guida del conducente. Tutti ammassati, ovviamente davanti alle porte, nessuno che si muova di un solo centimetro, come nelle guerre di trincea. Chiedi permesso e fanno finta di non sentire, cerchi di andare dietro e s’incazzano borbottando, gli chiedi se possono spostarsi un po’ indietro e ti guardano come per dirti ma che cambia se vai due metri avanti o stai due metri dietro. Qualcuno te lo dice, anche.
Poi ci sono le ragazze con i trolley. Anche io ne ho uno, per carità. Ma è piccolo, a misura del cesto della Ryanair. Queste, invece, hanno dei trolley enormi, grandi come frigoriferi, di solito in color rosa fluo o verde mela.
Che cazzo ci mettano dentro, non lo so. Ho sempre sospettato che qualcuna ci tenga il corpo di un ex-ragazzo, fatto a pezzi. O un’amica contorsionista che scrocca il biglietto viaggiando nel valigione . Ovviamente, ragazza di un metro e trenta e trolley di un metro e sessanta tendono ad occupare predellini, corridoi (specialmente sui treni), la porta dell’unico bagno funzionante su undici carrozze. E quando sono nello scompartimento fanno gli occhioni chiedendoti di aiutarle (?) a mettere questi feretri sulle apposite rastrelliere portabagagli, opportunamente posizionate a due metri di altezza. Provi a tirarle su, e sotto il peso del campionario di laterizi edili che contengono, senti l’ernia inguinale scendere dolorosamente verso i testicoli, mentre la colonna vertebrale vacilla.
Il capitolo metropolitane è assai interessante. C’è sempre qualcuno, ovviamente con il vagone quasi vuoto, che si incatena al palo di fronte alla porta, temendo forse di dimenticare la fermata ed essere così trasportato fino a finis terrae. Il qualcuno poi diventano sette o otto persone, immote come i piloni dei viadotti, e non di rado a finis terrae ci finisci tu.
C’è poi il capitolo feste, ristoranti e altre attività sociali. E’ incredibile come la gente si raduni e faccia capannelli in tutti i posti di passaggio, specialmente quelli più angusti. Per alcuni, il punto ideale per intavolare una conversazione nel mezzo di una festa con un bicchiere di vino  in mano (rosso però che il bianco macchia poco), è il corridoio, meglio se c’è una enorme libreria a stringere il passaggio. Il conciliabolo davanti al bagno è un must. Specialmente se non si ha alcun motivo o intenzione di usarlo. Al ristorante i posti migliori sono le scale e il marciapiede di fronte all’ingresso. Al cinema? Niente paura: code e ingorghi assicurati grazie a tutti quelli che, dopo aver fatto la fila e comprato il biglietto iniziano un processo di acclimatamento e rimangono lì nel proprio habitat ideale, fingendo rimettere a posto il resto, cercare il telefono o semplicemente guardarsi intorno cercando con lo sguardo gli amici. Soprattutto, quelli che sono rimasti a casa.

(nella foto: una metropolitana, ma non è in Italia, la gente è seduta e non gira per la carrozza distribuendosi a cazzo di cane)