Archivio per manager

Managers 2 – la grande crisi (reprise)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 aprile 2009 by scrittiapocrifi

Non sono un grande fan dei manager, chiaro. Ma non è il manager in sé a darmi fastidio. E’ inevitabile che in un’organizzazione ci sia qualcuno che prenda delle decisioni, che eserciti un potere. Ciò che contesto è come questo potere sia legittimato e quali siano i suoi limiti. Ci sono tanti dirigenti d’azienda che cercano di agire in modo responsabile, ma sono pochi, davvero troppo pochi. Per la maggior parte i manager sono dei cazzoni ignoranti, arroganti oltre ogni limite, e stupidamente opportunisti. La loro insipiente incapacità di prevedere le conseguenze delle loro minchiate ormai non meraviglia più nessuno. Ci siamo già scordati dell’esilarante video del manager Tim che incalzava i suoi a fare come Napoleone a Waterloo, ma tutto sommato è inutile soffermarsi su un singolo episodio di folclore aziendalista. C’è ben altro di cui incazzarsi. Ad esempio, pensando che è gente come questa che, a furia di raccontarsi e raccontarci cazzate, ha prodotto la più grave crisi economica dal 1929. Dimostrando di essere poco più che povere scimmie imprudentemente messe al comando di una complicata astronave. Un esempio? Basta leggere i giornali alla sezione “economia“. L’azienda ACME produce ottimi cazzabubboli, apprezzati in tutto il mondo da giovani e vecchi. Ha fabbriche grandi come interi quartieri ed è importante per l’economia del paese. A un certo punto ai managers e agli azionisti non bastano più le camionate di soldi che portano a casa e fanno una bella pensata. Radono al suolo le fabbriche, vendono tutto, trasferiscono la produzione dei cazzabubboli in Salcazia Inferiore dove gli operai costano meno. Smettono quasi del tutto di interessarsi dei cazzabubboli, e pensano a lanciare linee d’abbigliamento, squadre di calcio e prodotti finanziari. Che in realtà non si produce una fava, perché si comprano e vendono solo debiti. Tutto questo in nome della Santa Competitività, un concetto talmente irrazionale e  carico di superstizione che basterebbe a farci prendere per il culo da qualsiasi tribù di antropofagi. Risultato: 20.000 famiglie sul lastrico, una città in ginocchio, non c’è denaro per comprare niente e rimangono solo montagne di debiti e isole di lusso per pochissimi. Ma il giornale finanziario titola in prima pagina “Dopo il piano di ristrutturazione eccezionale risposta dei mercati: eccesso di rialzo per le azioni ACME”. E se non si capiscono fatti così elementari, come si può pensare di poter capire questo?
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