Archivio per ideali illuministici

E se Scalfari si sbagliasse?

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 aprile 2009 by scrittiapocrifi

“Il quadro è desolante. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il controllo dei “media” non serve soltanto a procacciar voti ma soprattutto a trasformare l’antropologia d’una nazione. Ed è questa trasformazione che ha imbarbarito la nostra società, l’ha de-costruita, de-politicizzata, frantumata, resa sensibile soltanto a precarie emozioni e insensibile alla logica e alla razionalità.”
Questa è la tesi che Eugenio Scalfari ha sostenuto in suo editoriale di qualche giorno fa. E’ una tesi abbastanza popolare, specialmente nella parte della sinistra più legata ad una concezione egemonica dell’intellettuale e dei media come indispensabili guide del popolo. I media, secondo la versione moderna di questa vulgata, sono la più importante risorsa per educare la società alla bellezza, alla razionalità e alla giustizia. Ecco perché devono essere gli intellettuali ad assumerne il controllo.
In buona sostanza, è la versione 2.0 del caro buon vecchio illuminismo, con i consueti annessi e connessi che lo hanno caratterizzano storicamente, in particolare una persistente nota di elitismo parruccone e salottiero che vede il popolo principalmente come un’entità irrazionale, qualcosa a cui guardare con un misto di distacco e preoccupazione.
Quando il popolo smette di dare ascolto alle loro illuminate parole inevitabilmente incombono l’arretramento culturale e la deriva verso la barbarie. Tutta colpa della capacità seduttiva della televisione commerciale, che avrebbe anticipato le condizioni culturali del Berlusconismo.
Non c’è spazio per dubbi o autocritiche in questa dichiarazione programmatica.
Eppure, qualcosa non ha funzionato, e sarebbe davvero da sempliciotti (categoria alla quale Scalari non appartiene) dire che è tutta colpa delle televisioni. Grazie alle luminose ispirazioni di questi intellettuali, negli ultimi quindici anni la sinistra ha parlato più di conflitto d’interessi che di lavoro e di modello di sviluppo.
Ha vagheggiato di modelli bipolaristici sperando che questi li aiutassero a governare e invece si è trovata per tre volte la strada sbarrata dagli irredentisti dell’identità particolare.
Ha preferito parlare solo ai salotti buoni e alle classi più colte, scordandosi per strada un pezzo di paese, più precisamente quello che lavora o vorrebbe lavorare.
Ha fatto campagne elettorali girando in pullman, treni, biciclette e monopattini senza mai fermarsi davvero ad ascoltare. Ha imposto un doloroso risanamento delle finanze pubbliche senza mai intervenire seriamente su sprechi e privilegi divenuti sempre più inaccettabili agli occhi dei cittadini.
Voleva lo Stato del punirne uno per educarne cento e si è ritrovata con una marea di cittadini incazzati. Voleva che da un giorno all’altro gli italiani diventassero precisi e legati allo Stato come i tedeschi e si è scordata che questo paese, purtroppo o per fortuna, non è la Germania.
E se Scalfari avesse torto?