Archivio per carte bollate

Faccia d’Angelo (ye great bitch)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2009 by scrittiapocrifi
Faccia d’Angelo era veramente una bella ragazza, e il mio amico se ne innamorò ciecamente. Come uno che si mette le gocce di atropina a mezzogiorno del primo luglio e vista la giornata assolata decide di farsi una bella gita in montagna con la moto, una Ducati 916 in assetto da pista. Tanto per capirci.
Che poi se l’è sposata. Io gli avevo consigliato di conviverci per un po’ di tempo, prima. Tanto per vedere se nella vita quotidiana usciva fuori qualche difetto di fabbricazione, qualche magagna. Che noi amici  – dalla giusta distanza – tendevamo a diffidare di faccia d’angelo, perché quando beveva un paio di bicchieri in più aveva l’alito di un tricheco, ruttava come l’esorcista e parlava con la testa girata dalla parte del culo.
Ma l’amore rende liberi e lui a questi dettagli non ci aveva dato troppo peso.
Non mi diede retta, naturalmente, e il giorno stesso del matrimonio ha iniziato a manifestarsi qualche primo segno della sua metaforfosi: da angelica ragazza ad arrogante zoccola.
Il ménage coniugale andava avanti nel migliore dei modi:  lei a casa a grattarsi le angeliche chiappe, lui a sgobbare tutto il giorno come Caronte durante un’epidemia di peste bubbonica.
Con gli alti e i bassi di ogni coppia: lui con gli occhi devoti, pieni d’amore e fettine di San Daniele. Lei con la bocca piena di mugugni e di pretesti per litigare. E di richieste di soldi, vestiti, macchine, vacanze costose.
Poi un giorno decide che  è davvero troppo: non poteva più sopportare l’idea di dover vedere il marito dentro casa ogni giorno, per svuotargli il portafoglio.  Meglio pretendere un cospicuo assegno di mantenimento, del resto l’idea di dover lavorare per mantenersi la entusiasmava quanto una diagnosi di tumore al pancreas.
Così, con una velocità che nemmeno Superman si è mai sognato, il mio amico si vede sbattuto fuori casa a calci nel culo. Nel giro di una settimana passa dallo status di fesso innamorato a quello di imbecille separato.
Insomma, tra tribunali, carte bollate, parcelle di avvocatiaggressioni inventate (che fanno brodo davanti al giudice) è un bel po’ di tempo che vanno avanti così.
Fortunatamente, una storia così inverosimile può concludersi solo come in certi film degli anni sessanta, quando la gente perbene, solo a sentirsi oggetto di qualche vaga allusione si incazzava.
Così ci mettevano questa santa e benedetta formula: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale.”