Avanti c’è posto!

La gente fa cose strane, certo. Ma tra le cose stupide e irrazionali che fanno ce n’è una che non finisce mai di stupirmi. L’ossessione di piazzarsi a tutti i costi in mezzo alle palle, ad esempio.
E’ un comportamento che non fa distinzioni di classe, di età, di professione e si riscontra in un’infinità di situazioni. I trasporti, anzitutto. In aereo, ci sono quelli capaci di far ritardare il decollo perché arrivati al loro posto (generalmente alle prime file) devono accuratamente sistemare il bagaglio nelle cappelliere , verificare l’inclinazione del sedile, assicurarsi che non ci siano collassi strutturali e poi si siedono. Con calma. E ottanta persone inferocite, bloccate sul corridoio che imprecano aspettando di arrivare al proprio posto.
Poi te li ritrovi sul bus che porta dalla piazzola al terminal. Si piazzano in dieci davanti alla porta ed è impossibile entrare. Naturalmente il resto del bus è vuoto.
La stessa cosa, ovviamente, vale anche sui mezzi pubblici in città. Ci sono quelli che devono per forza stare davanti e controllare le capacità di guida del conducente. Tutti ammassati, ovviamente davanti alle porte, nessuno che si muova di un solo centimetro, come nelle guerre di trincea. Chiedi permesso e fanno finta di non sentire, cerchi di andare dietro e s’incazzano borbottando, gli chiedi se possono spostarsi un po’ indietro e ti guardano come per dirti ma che cambia se vai due metri avanti o stai due metri dietro. Qualcuno te lo dice, anche.
Poi ci sono le ragazze con i trolley. Anche io ne ho uno, per carità. Ma è piccolo, a misura del cesto della Ryanair. Queste, invece, hanno dei trolley enormi, grandi come frigoriferi, di solito in color rosa fluo o verde mela.
Che cazzo ci mettano dentro, non lo so. Ho sempre sospettato che qualcuna ci tenga il corpo di un ex-ragazzo, fatto a pezzi. O un’amica contorsionista che scrocca il biglietto viaggiando nel valigione . Ovviamente, ragazza di un metro e trenta e trolley di un metro e sessanta tendono ad occupare predellini, corridoi (specialmente sui treni), la porta dell’unico bagno funzionante su undici carrozze. E quando sono nello scompartimento fanno gli occhioni chiedendoti di aiutarle (?) a mettere questi feretri sulle apposite rastrelliere portabagagli, opportunamente posizionate a due metri di altezza. Provi a tirarle su, e sotto il peso del campionario di laterizi edili che contengono, senti l’ernia inguinale scendere dolorosamente verso i testicoli, mentre la colonna vertebrale vacilla.
Il capitolo metropolitane è assai interessante. C’è sempre qualcuno, ovviamente con il vagone quasi vuoto, che si incatena al palo di fronte alla porta, temendo forse di dimenticare la fermata ed essere così trasportato fino a finis terrae. Il qualcuno poi diventano sette o otto persone, immote come i piloni dei viadotti, e non di rado a finis terrae ci finisci tu.
C’è poi il capitolo feste, ristoranti e altre attività sociali. E’ incredibile come la gente si raduni e faccia capannelli in tutti i posti di passaggio, specialmente quelli più angusti. Per alcuni, il punto ideale per intavolare una conversazione nel mezzo di una festa con un bicchiere di vino  in mano (rosso però che il bianco macchia poco), è il corridoio, meglio se c’è una enorme libreria a stringere il passaggio. Il conciliabolo davanti al bagno è un must. Specialmente se non si ha alcun motivo o intenzione di usarlo. Al ristorante i posti migliori sono le scale e il marciapiede di fronte all’ingresso. Al cinema? Niente paura: code e ingorghi assicurati grazie a tutti quelli che, dopo aver fatto la fila e comprato il biglietto iniziano un processo di acclimatamento e rimangono lì nel proprio habitat ideale, fingendo rimettere a posto il resto, cercare il telefono o semplicemente guardarsi intorno cercando con lo sguardo gli amici. Soprattutto, quelli che sono rimasti a casa.

(nella foto: una metropolitana, ma non è in Italia, la gente è seduta e non gira per la carrozza distribuendosi a cazzo di cane)

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14 Risposte to “Avanti c’è posto!”

  1. Parole perfette per descrivere quanto la gente sta male (di testa). Però metti in alto un’avvertenza: questo post può ingenerare claustrofobia

    • scrittiapocrifi Says:

      Se stavano bene se ne stavano seduti e tranquilli, invece di spingere trolley pesanti come container o farsi spintonare dagli altri passeggeri…

  2. Tu hai la capacità di penetrare la realtà che ci circonda in un modo così lucido e potente che mi lascia sempre sbalordita…

    (io, in genere e molto segretamente, me la prendo con gli anziani che in macchina, col carrello in mano, alle poste, indugiano, bloccano le file, contestano tutto e tutti… Mi ripeto “bisogna portare pazienza con loro”, ma, ahimè, mi fanno incazzare lo stesso!)

    ps. gran bella foto, quella scelta!

  3. Certe volte sogno un attacco chimico/batteriologico.

  4. aggiungerei le mamme di fronte al cancello della scuola, con le biciclette e le sporte della spesa sul manubrio, mentre parlano dell’estetista. Che se gli dici cosa stai pensando gli ricrescono i peli ovunque.

    • scrittiapocrifi Says:

      Anche. Ma non sono le peggiori. Presto un post su un’altra categoria di invasati: i possessori di buoni pasto.

  5. quanto sei bello. é da tempo che vorrei scriverci su, bravo. bravo!

    e io aggiungo anche tutti quelli CHE PASSEGGIANO ALLE OTTO-NOVE-DIECI DI MATTINA MENTRE TUTTI VANNO A LAVORARE, E CHE POI SI FERMANO PURE AGLI ANGOLI DELLE STRADE A DECIDERE DA CHE PARTE ANDARE MENTRE TE DA CIRCA QUATTRO MINUTI CERCHI DI SU PERARLI MA LORO SEMBRA PREVEDANO DOVE VUOI ANDARE E SI SPOSTANO ALL’UNISONO CON TE, COME UNA COPPIA COLLAUDATA DI BALLERINI PROFESSIONISTI.

    E POI QUELLI CON L’OMBRELLO, QUANDO PIOVE, CHE MICA LO TIRANO SU, NO. TE LO FICCANO IN UN OCCHIO.

    quanto odio l’umanità. e pure i vecchietti dell’autobus.

    • scrittiapocrifi Says:

      Va a finire che poi uno deve per forza scriverci un libro. Ci pensavo proprio ieri, un titolo tipo “La trave nell’occhio. Ritratti non autorizzati d’Italiani”. Un capitolo di sicuro va dedicato agli autisti della domenica: quelli che in autostrada si piazzano a 90km/h sulla corsia centrale, utilizzando l’abitacolo della macchina a mò di salotto letterario o di osservatorio panoramico. Su quelli con l’ombrello non me la sento di infierire: già ci pensa Altan da quarant’anni. E per inciso, di solito l’ombrello non è conficcato nell’occhio.

  6. Il capitolo metropolitane: quelli che si abbracciano il palo per leggere il giornale con le mani libere… Idioti dove minchia mi reggo io???

  7. scrittiapocrifi Says:

    Sono stato all’estero: ho scoperto che la mania di occupare impropriamente spazi di passaggio non è un’esclusiva degli italiani. Certi americani battono decisamente tutti. Magari ne parlerò in un prossimo post.

  8. ahahah è proprio vero! Una volta sono arrivata ad insultare una signora in pullman perché eravamo incastrati ma lei voleva per forza essere ancora più vicina all’uscita già da due/tre fermate prima

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