E se Scalfari si sbagliasse?

“Il quadro è desolante. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il controllo dei “media” non serve soltanto a procacciar voti ma soprattutto a trasformare l’antropologia d’una nazione. Ed è questa trasformazione che ha imbarbarito la nostra società, l’ha de-costruita, de-politicizzata, frantumata, resa sensibile soltanto a precarie emozioni e insensibile alla logica e alla razionalità.”
Questa è la tesi che Eugenio Scalfari ha sostenuto in suo editoriale di qualche giorno fa. E’ una tesi abbastanza popolare, specialmente nella parte della sinistra più legata ad una concezione egemonica dell’intellettuale e dei media come indispensabili guide del popolo. I media, secondo la versione moderna di questa vulgata, sono la più importante risorsa per educare la società alla bellezza, alla razionalità e alla giustizia. Ecco perché devono essere gli intellettuali ad assumerne il controllo.
In buona sostanza, è la versione 2.0 del caro buon vecchio illuminismo, con i consueti annessi e connessi che lo hanno caratterizzano storicamente, in particolare una persistente nota di elitismo parruccone e salottiero che vede il popolo principalmente come un’entità irrazionale, qualcosa a cui guardare con un misto di distacco e preoccupazione.
Quando il popolo smette di dare ascolto alle loro illuminate parole inevitabilmente incombono l’arretramento culturale e la deriva verso la barbarie. Tutta colpa della capacità seduttiva della televisione commerciale, che avrebbe anticipato le condizioni culturali del Berlusconismo.
Non c’è spazio per dubbi o autocritiche in questa dichiarazione programmatica.
Eppure, qualcosa non ha funzionato, e sarebbe davvero da sempliciotti (categoria alla quale Scalari non appartiene) dire che è tutta colpa delle televisioni. Grazie alle luminose ispirazioni di questi intellettuali, negli ultimi quindici anni la sinistra ha parlato più di conflitto d’interessi che di lavoro e di modello di sviluppo.
Ha vagheggiato di modelli bipolaristici sperando che questi li aiutassero a governare e invece si è trovata per tre volte la strada sbarrata dagli irredentisti dell’identità particolare.
Ha preferito parlare solo ai salotti buoni e alle classi più colte, scordandosi per strada un pezzo di paese, più precisamente quello che lavora o vorrebbe lavorare.
Ha fatto campagne elettorali girando in pullman, treni, biciclette e monopattini senza mai fermarsi davvero ad ascoltare. Ha imposto un doloroso risanamento delle finanze pubbliche senza mai intervenire seriamente su sprechi e privilegi divenuti sempre più inaccettabili agli occhi dei cittadini.
Voleva lo Stato del punirne uno per educarne cento e si è ritrovata con una marea di cittadini incazzati. Voleva che da un giorno all’altro gli italiani diventassero precisi e legati allo Stato come i tedeschi e si è scordata che questo paese, purtroppo o per fortuna, non è la Germania.
E se Scalfari avesse torto?
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13 Risposte to “E se Scalfari si sbagliasse?”

  1. Purtroppo mi sa che Scalfari ha in parte ragione ma in parte anche torto per tutti i motivi che hai elencato tu. Che tristezza.

    • scrittiapocrifi Says:

      Eh no. Delle due, una ha ragione o ha torto? Dal mio punto di vista ha torto perché attribuisce sin troppo potere ai media, come se fossero sufficienti fare degli italiani un popolo di rigorosi calvinisti (se amministrati da illuminati di influenza hegeliana) oppure un popolo di indolenti fancazzisti. Come se ci fosse un pulsante on/off.

  2. Ammetto che al suddetto post ci ho pensato un bel pò prima di addormentarmi. Sono arrivata all conlusione che entrambe le spiegazioni quella di Scalfari e la tua partono da basi, a mio avviso sbagliate, anche se rimangono convincenti sopratutto perchè fotografano con chiarezza parti della società e realtà italiana. Ora non sono arrivata ad una conclusione efficace per spiegare quale sarebbe la base adatta da cui partire ma ho sentore che si sia messo in relazione eventi che sono concause. Chiedo scusa per non aver trovato una soluzione da proporre, prometto che ci penserò.
    Però son in accordo con te per quanto riguarda i mezzi di comunicazione difatti facciamoci promotori della campagna “libri di Sociologia delle comunicazioni di massa per gli intellettuali sinistroidi”. Non se pò sentì più la teoria della siringa ipodermica oramai la communication research da decenni ha fatto passi avanti!!!!E bastaaaa. Rag

    • scrittiapocrifi Says:

      Mi sembra una posizione po’ sibillina. Quasi come il profeta Quelo: “La risposta è dentro di te. Ma è sbagliata”. Per quanto riguarda Scalfari, dubito fortemente che ciò che ha in mente siano i teorici (?) della Magic Bullet Theory, quanto gli illuminati, illuministi e apocalittici Francofortesi, col solito indigesto contorno di esegesi parolaie che hanno contraddistinto gli intellettuali di sinistra in italia dagli anni ’60 fino a tutti gli anni ’90.

  3. dare colpa esclusivamente ai media serve sicuramente a nascondere i propri fallimenti… che ha fatto la sinistra quando era al potere per impedire lo scivolamento dei media? niente…

    tuttavia penso che l’analisi è giusta, una volta i media erano censurati ma elitisti ora sono censurati e volgari

    • scrittiapocrifi Says:

      Scalfari, come del resto parecchi intellettuali a sinistra, si preoccupa molto di come gestire il “contenitore”, cioè i media, e molto meno di come elaborare i “contenuti”, cioè proposte politiche credibili ed alternative a Berlusconi. E per essere credibili, non possono proprio essere le solite robe da terrazze romane.

  4. sono molto pessimista…anche se qualche idea c’è, il sistema si oppone alla loro applicazione

  5. appunto, è una posizione molto ipocrita… come d’altronde il 90% della politica che sussiste su fondamenti ipocriti

  6. Le tue parole sono una boccata d’aria!
    Poi c’entra niente, eh, ma durante il conflitto Russia-Georgia Scalfari definì quest’ultimo stato come “di nessun interesse geopolitico”, e direi che o io non ho capito niente sui gasdotti, il che è pure possibile, oppure Scalfari ogni tanto conciona come se avesse ragione a priori e la realtà si adeguasse miracolosamente al suo sentire.
    Difficile, comunque, avere oggi dei punti di riferimento culturali viventi. E difficile anche essere punto di riferimento di se stessi, se si è così mediamente ignoranti come me.
    Saluti.

    • scrittiapocrifi Says:

      Non è il solo, Scalfari, a concionare come se avesse ragione a priori. Di a priori più o meno kantiani ed abati della parrocchia non ne mancano mai nel mirabile caleidoscopio dei potenti e degli intellettuali… Ciò che mi sconcerta è l’atteggiamento di imbarazzante devozione di alcuni, che si comportano come se ogni sua parola fosse una goccia d’olio che scende sulla barba d’Aronne. E mica lo so.

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