Hipster (mode del cazzo)

Uno dei modi più certi per accorgersi che si sta davvero invecchiando è quando non si capiscono e/o non si sopportano più le mode giovanili. Ad esempio, io non capisco proprio la moda hipster. Mi stanno sul cazzo le scarpette di gomma tipo Converse, specie se glitterate e finto nobilitate da qualche marchio trendy. I pantaloni stretti a vita bassa che fanno sembrare le gambe come due bastoncini del ristorante cinese e scoprono il solco delle chiappe ad ogni accenno di movimento, esercitando sinergicamente lo schiacciamento delle palle o la separazione della vulva tipo Mosè con il Mar Rosso, sono veramente raccapriccianti. Per completare l’effetto museo degli orrori vanno abbinati ad una maglietta corta e sdrucita, che scopra meglio le chiappe mostrando orgogliosi l’elastico delle mutande, il filo del perizoma o la folta pelliccia naturale che cresce  nell’anfratto che separa i glutei. Le magliette dei veri hipsters di solito sono vintage anni’80, in color giallo banana, verde subbuteo, rosso magenta azzurro Wc Net con l’immancabile scritta tipo Atari, Commodore 64 o il nome di qualche sconosciuto gruppo di suonatori di campanello.  Quelli che non riescono a procurarsene una abbastanza di cattivo gusto, di solito sono ampiamente esauditi dal mercato della “moda”, che propone inguardabili t-shirt viola con glitter dorati sopra e qualche minchiata random serigrafata sopra. Completano l’ambaradan dei fulminati all’ultima moda delle borsone a tracolla in plastica cerata per teloni di camion, un taglio di capelli asimmetrico, a sinistra Beatles e a destra Annie Lennox e il giacchetto in nylon nero sacco della spazzatura style. Ma soprattutto, gli enormi occhiali da sole con lenti fumé e montatura in plastica colorata.
A completare degnamente il tutto, un cappellino da baseball in nylon e rete (inevitabile scritta del cazzo sopra) o un cappello a falda stretta in tessuto quadrettato tipo quelli dei mafiosi nei b-movies degli anni ’60. Se ci sta, anche quell’inguardabile peluria puberale sul che qualcuno chiama baffi.
Mettiamola così: per una questione generazionale ho visto nascere e morire tantissime subculture e mode giovanili. Dall’eskimo degli autonomi fino ai ponchos dei frikkettoni, dai calzoni di pelle e spille da balia dei primi punk allo stile teatrale degli indiani metropolitani, dai piumini dei paninari agli elegantissimi tre bottoni  dei mods, dagli sconcertanti cernecchi dei primi skinheads al pallore spettrale delle gothic chicks. Dai patiti del ragamuffin’ con dreadlocks, colorito giallastro e pantaloni comodi a righe materasso fino al gel e occhiali dei ragazzi della techno, dallo stile borchiato e baffuto harley davidson a quello country western Marlboro Country. Dalle camicine stirate dei papa boys fino ai fascisti col bomber e gli occhiali specchiati. Pensavo di aver visto di tutto, ma in tanti anni non avevo mai visto una moda così brutta. E che qualcuno mi contraddica, se ci riesce.

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35 Risposte to “Hipster (mode del cazzo)”

  1. sono sempre più convinto che Dolce&Gabbana in realtà siano due studiosi di scienze sociali in incognito, incaricati di testare il grado di tolleranza umana nella pratica di autoinfiggersi senso del ridicolo ed impresentbilità…per il momento questo sembra il verdetto dei loro studi: “non si rileva limite alcuno” 🙂

  2. scrittiapocrifi Says:

    Dolce e Gabbana sono solo dei dilettanti: possono comprarsi interi isolati di negozi a Milano, possono infliggerci orrendi lampadari rococò in vetro di murano rosso o nero, possono inventarsi le scarpe di gomma in vernice laccata, ma non possono competere con l’apoteosi del tamarro che si vedono in certi quartieri di Napoli o di Bari. Occhialetto bianco, giubbino viola, jeans marroni e catenone di finto oro sfrecciano sui motorini sulle note lamentose del’ultimo cantante neomelodico. Quello si che è il peggio.

  3. Sono questioni per appassionati del sociale, le mode. Forse per chi ne fa un’analisi commerciale.
    Per chi studia antropologia.
    Io, vivo secondo il famoso detto “le mode se ne vanno, io resto.”
    😉

    • scrittiapocrifi Says:

      Finora ho guardato alle mode con scientifico distacco. Oggi però scienza e coscienza non camminano nella stessa direzione: non posso tacere di fronte a questi brutti culi pelosi che strabordano da ridicoli pantaloni troppo stretti e troppo corti per contenerli.

  4. gettoniera, il solco delle chiappe che fuoriesce dai pantaloni fintamente calati chiamasi… gettoniera

  5. Secondo il reparto di chirurgia, dove si operano le cisti, lì: “Canale intergluteale!;-)

    Ciao, R

    • scrittiapocrifi Says:

      Tipo canale di Suez. Ci passano un po’ tutti quelli che vogliono andare in barca dal mediterraneo all’oceano indiano e oltre.

  6. Bisogna tornare ai tempi antichi, hai ragione. Saio e calzari, polvere e bastone e via per le strade.

  7. Amore_immaginato Says:

    Da motociclista quale ero nei tempi migliori della mia vita, ho imparato che anche quando fa un caldo porco, se vai in moto, devi stare coperto.
    L’altro giorno Torino ha offerto i suoi primi 30 gradi, quindi grandi possibilità di gite su 2 ruote.
    Davanti a me una coppia su una moto potente.
    Una di quelle sulle quali il passeggero viaggia a mo’ di rapace.
    E cosa c’entra tutto questo, penserai?
    Arrivo, l’ho presa larga ma arrivo!
    Ebbene, la passeggera aveva uno di quei jeans da te descritti, dal quale emergeva uno di quei perizomi di cui sopra e mezzo culo a vista.
    A completare l’opera una di quelle magliette assurde che sembrano uscite da un lavaggio sbagliato.
    Ho guardato mia figlia e con un sorriso le ho detto “la vedi quella? Se un giorno dovessi decidere di vestirti così evita di tornare a casa”
    La mia speranza è nella sua risposta.
    Quando mi ha detto “ma figurati!” l’ho amata.
    Spero mantenga la parola…

    • scrittiapocrifi Says:

      Speriamo. Noto però che lo spacco di culo a vista ha colpito la vostra immaginazione più d’ogni altra cosa…

  8. Amore_immaginato Says:

    In realtà non ha colpito la mia immaginazione.
    Semmai ha assodato la mia idea di buon gusto che è assolutamente fuori dai canoni della moderna adolescenza!

    • scrittiapocrifi Says:

      Significa che stiamo invecchiando. Anche noi, da giovani, eravamo diversamente di cattivo gusto. Tra le cose davvero orride ricordo dei pantaloni a sigaretta e un cardigan di lana in color giallo chiarissimo. Portato con delle strane scarpe bianche. Le camicie fuori dai pantaloni in tessuto damascato di cotone e visosa con gilé in pelle nera e scarpe Kreepers, che erano gli anni ’80. Dei mocassini in pelle naturale identici a quelli dei pellerossa, comodissimi ma inguardabili. Un orecchino con una lunga piuma. Ma potrei andare avanti molto a lungo.

      • Amore_immaginato Says:

        eheheheh
        hai ragione.
        Meglio che non dica cosa ricordo di me.
        So solo che quando mi ripenso ho piccoli rigurgiti.
        Però quanto sono stata fortunata a vivere per intero gli anni 80!!!

  9. In effetti pensare alle permanenti con ciuffo anni ottanta, non si allontana molto dall’effetto di questo post se posso dire.

    Pro anni sessanta e settanta forever! A livello di abbigliamento sono e sarò sempre una devota di quell’abbigliamento che ho scimmiottato per anni ed ogni tanto se posso, scimmiotto ancora alla mia veneranda età di 35anni!

    • scrittiapocrifi Says:

      Per non parlare delle spalline larghe. Gli ottanta vanno roprio dimenticati; non a caso la moda Hipster è proprio una rivisitazione molto sui generis di quel periodo.

  10. concordo, benché le spalline da mazinga e il cotonato capello anni 80 siano dei degni avversari

  11. Ogni moda nasce da un piccolo desiderio di distinguersi dalla massa. Trova appiglio in un gruppo, si diffonde e viene divorata da chi ne intravede un guadagno. Ogni moda finisce inevitabilmente nel conformismo e nella catalogazione. Nasce, muore, rinasce, rimuore, non c’è di che preoccuparsi. E’ un processo stupido, certo, ma ci passiamo tutti. L’importante è accorgersene prima, prima che il nostro modo di vestire trovi appiglio in un gruppo e liberarsene.

    “Precorro le mode, ma le mode non mi seguono”.

    • scrittiapocrifi Says:

      Non credo che la distinzione dalla massa sia un criterio indispensabile, credo che conti molto di più l’idea dell’abito come simbolo di un’appartenenza. A una classe sociale come quella degli agenti immobiliari, che sottolineano la loro wannabeità con enormi nodi della cravatta, piuttosto che ad una subcultura come i cappelli di lana giallo rosso verdi dei rastafariani. Non è la moda ad essere stupida di per sé, stupido è l’idea di poter essere diversi dagli altri impacchettandosi in modo uguale agli altri. Ma qui si rischia di scivolare nelle metafore di Nanni Moretti e di trovarsi con le sue lagne appiccicate addosso.

      • Senza alcun dubbio, ma è così che nasce una moda. In ogni caso, sarebbe opportuno distinguere tra moda e simboli di appartenenza o divise, perchè sono cose che stanno su piani differenti. I cappelli rastafariani fanno parte di una divisa legata ad una cultura, che poi siano anche stati ripresi dalla moda e introdotti nel mercato a fini di lucro è un altro affaire. Il pantalone calato alla riga del culo è indipendente dal tipo o dalla marca, è un modo di indossare un capo di abbigliamento, abitudine assai più difficile da superare, rispetto ad una cintura griffata o al cappello anni ottanta recuperato dall’armadio di papà. Stavo solo cercando di fare una analisi sintetica per capire e capirci, non scomodiamo Moretti che non è il caso.

      • scrittiapocrifi Says:

        La moda è sempre un simbolo d’appartenza. Anche ad un’immaginaria élite capace di influenzare il gusto degli altri. Sul pantalone che scopre la “gettoniera” forse è qualcosa di più che un modo di indossare un capo d’abbigliamento: il culo si scopre perché la distanza tra il cavallo e la vita (e la quantità di stoffa) è oggettivamente minore che in passato. Dieci centimetri in meno, chessò di un Levi’s 501 o di un boot style della Wrangler…

  12. Uno dei modi più certi per accorgersi che si è sempre stati fuori dal tempo è quando si invecchia e si capiscono e/o si emulano sempre più le mode giovanili. Personalmente, nei miei teen-anni, sono sempre stata così out da non aver mai ascoltato una canzone dei Taka That. Così all’unico loro concerto a cui sono andata è stata la reunion durante il festival bar 2006. Insomma più patetico non si può. Così mi trovo, ora, a osservare attentamente le gothic lolita nel tentativo di capire, quali capi del mio guardaraoba potrei abbinare per assomigliare un po’ più a loro. La conferma che continuo ad essere fuori dal tempo, visto che, a quanto leggo da questo post, le gothic lolita sono già out. Quando lo saranno anche gli hipster mi sa che mi comprerò un giacchetto in nylon nero, tanto i sacchi della spazzatura possono sempre tornar utili.

    • scrittiapocrifi Says:

      Dalle mie parti ci sono tanti signori, di cinquanta e anche di sessant’anni, che vanno in giro con giubbotti pieni di scritte, pantaloni mimetici, gli occhiali scuri e le nike ultimo modello. In pratica, si vestono come quindicenni. L’unica differenza è che spesso il taglio dei capelli è lo stesso di quando loro davvero avevano quindici anni, calvizie permettendo.

  13. davvero una moda orribile, inguardabile.
    non che quelle che hai elencato siano molto meglio, salverei solo i mods che mi stavano davvero simpatici…

  14. Buonasera a tutti,
    aggiungo solo al post che uno stilista spagnolo ha spiegato molto bene perchè si sono inventati la moda dei jeans a vita bassa. Perchè non sapevano più come vestire le ragazze con brutti sederi!!!

    Essi carissime, se avete un bel sedere la vita alta esalta tutta la forma, se l’avete brutto il fatto che sia per lo più scoperto ne nasconde di fatto la forma. Lo stilista ha detto chiaramente che è anche per questo che si fa fatica a toglierlo dalla testa delle ragazze/i, infatti fa comodo a tutti… a chi produce perchè usa meno tessuto, a chi li mette per nascondere brutte cose. Che poi come ha detto lo scrittore del post, in realtà ne mettono in mostra di ben peggiori, e non le cito solo perchè mi andrebbe di traverso l’aranciata al solo pensiero.

    Buona serata a tutti,
    Luca Zecca

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