Faccia d’Angelo (ye great bitch)

Faccia d’Angelo era veramente una bella ragazza, e il mio amico se ne innamorò ciecamente. Come uno che si mette le gocce di atropina a mezzogiorno del primo luglio e vista la giornata assolata decide di farsi una bella gita in montagna con la moto, una Ducati 916 in assetto da pista. Tanto per capirci.
Che poi se l’è sposata. Io gli avevo consigliato di conviverci per un po’ di tempo, prima. Tanto per vedere se nella vita quotidiana usciva fuori qualche difetto di fabbricazione, qualche magagna. Che noi amici  – dalla giusta distanza – tendevamo a diffidare di faccia d’angelo, perché quando beveva un paio di bicchieri in più aveva l’alito di un tricheco, ruttava come l’esorcista e parlava con la testa girata dalla parte del culo.
Ma l’amore rende liberi e lui a questi dettagli non ci aveva dato troppo peso.
Non mi diede retta, naturalmente, e il giorno stesso del matrimonio ha iniziato a manifestarsi qualche primo segno della sua metaforfosi: da angelica ragazza ad arrogante zoccola.
Il ménage coniugale andava avanti nel migliore dei modi:  lei a casa a grattarsi le angeliche chiappe, lui a sgobbare tutto il giorno come Caronte durante un’epidemia di peste bubbonica.
Con gli alti e i bassi di ogni coppia: lui con gli occhi devoti, pieni d’amore e fettine di San Daniele. Lei con la bocca piena di mugugni e di pretesti per litigare. E di richieste di soldi, vestiti, macchine, vacanze costose.
Poi un giorno decide che  è davvero troppo: non poteva più sopportare l’idea di dover vedere il marito dentro casa ogni giorno, per svuotargli il portafoglio.  Meglio pretendere un cospicuo assegno di mantenimento, del resto l’idea di dover lavorare per mantenersi la entusiasmava quanto una diagnosi di tumore al pancreas.
Così, con una velocità che nemmeno Superman si è mai sognato, il mio amico si vede sbattuto fuori casa a calci nel culo. Nel giro di una settimana passa dallo status di fesso innamorato a quello di imbecille separato.
Insomma, tra tribunali, carte bollate, parcelle di avvocatiaggressioni inventate (che fanno brodo davanti al giudice) è un bel po’ di tempo che vanno avanti così.
Fortunatamente, una storia così inverosimile può concludersi solo come in certi film degli anni sessanta, quando la gente perbene, solo a sentirsi oggetto di qualche vaga allusione si incazzava.
Così ci mettevano questa santa e benedetta formula: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale.”
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18 Risposte to “Faccia d’Angelo (ye great bitch)”

  1. Amore_immaginato Says:

    quando mi raccontano ste storie stento a crederci.
    Possibile che l’unica cretina della terra sia stata io?
    Mentre ero sposata lavoravo in casa e fuori e facevo pure la mamma.
    Quando mi sono separata ho lasciato casa, mobili e mutande.
    L’assegno lo prende mia figlia e sempre e solo a babbo morto.
    Quando mi ha detto che voleva il divorzio (lui) avrei firmato senza pretese, l’unica richiesta era che pagasse lui la parcella dell’avvocato.
    Il risultato è che sono ancora separata!!!
    E mi tocca pure pagare la metà dei soldi che la figlia spende dal parrucchiere quando è da lui!!!
    Dovevo nascere zoccola!

    • scrittiapocrifi Says:

      Purtroppo di donne che si comportano così ce ne sono tante, troppe. Questo, anche grazie ad interpretazioni a senso unico della legge, secondo cui la donna ha ragione sempre e comunque, creando i presupposti per questo tipo di opportunismi. Ho volutamente omesso le questioni relative all’affidamento, si aprirebbe un capitolo enorme. Per alcune donne i figli rappresentano soltanto una merce di scambio, persino strumenti di ricatto.

      • Amore_immaginato Says:

        è vero.
        Mi strugge ammettere che ci siano donne così, ma esistono e bisogna prenderne e darne atto.
        Quello che però mi fa andare fuori di testa è che non venga apprezzata la volontà di cercare ogni via per evitare scontri.
        Se mi confronto con quante hanno lasciato i mariti in mutande, nonostante mi senta orgogliosa del mio comportamento, mi rendo conto di aver dato modo alla controparte di approfittare del mio desiderio di pace.
        Mi sento nella dimensione in cui si sentono certi uomini insomma.
        Ho perso casa, soldi legittimi di un conto estinto e sparito, mobili.
        Quindi non so quanto essere in giubilo per essermi comportata fuori da quelli che sembrano essere gli schemi comuni di profitto da ex.
        Insomma, non è una questione di sesso ma di equità irrisolta e irrisolvibile.

  2. scrittiapocrifi Says:

    Credo che il punto sia questo: la giurisprudenza non solo sta istituzionalizzando una nuova, odiosa differenza di genere, rendendo possibile che una donna possa farsi mantenere a vita dall’ex-coniuge senza fare un cazzo dalla mattina alla sera, ma spinge per soluzioni di esasperata conflittualità che vanno solo ad ingrassare il portafoglio di orripilanti avvocati matrimonialisti, rendendo impossibile a due persone di girare epagina e ricominciare.

  3. Direi che le facce d’angelo se fossero in buona fede ci vorrebbe poco a scoprirlo: una propostina di divisione dei beni no?! è vero che la legge la vede strana, ma è anche vero che nel 2009 certe storie bisognerebbe mettrle in preventivo…concorso di colpe insomma (al di la del fattoche credo nel buon vecchio detto ‘chi la fa l’aspetti’ vedo che il più delle volte funzione)

    Comunque no, non ti ho ancora riconosciuto scritti apocrifi (l’unica persona che mi viene in mente è un mio ex coinquilino che si è sparato tutti i Vangeli apocrifi d’un fiato in un periodo allegro della sua vita, ma per il resto, nebbia. )
    Curioso in qualche altro post e vediamo se ti riconosco (un indizio no?)

    • scrittiapocrifi Says:

      La divisione dei beni? Non è del tutto efficace: se il marito ha una casa e la coppia ha un figlio, il giudice manda via il marito e consegna di fatto la casa all’ex moglie. Anche se è lei ad aver iniziato l’azione di separazione. Anche se è stata sorpresa a letto con un altro.

  4. brutta storia…cmq immagino ci siano un bel po’ di stronzi anche tra noi maschietti.

  5. Mmmhh, allora non parlo più, pensavo la divisione dei beni fosse la soluzione a questo diffusissimo accadimento, in effetti però lo pensavo senza cognizone in causa.
    Mai come quest’anno sono stati abbandonati tanti mariti attorno a me (oh, sembra una scadente pubblicità!) mai come quest’anno ho visto uomini in lacrime, veramente, non mi è successo mai e non parlo di un paio, ma di parecchi maschietti addolorati fino alle lacrime.
    Ma cos’è il 2009 l’anno dell’astrologia e della separazione? mah.

    Forse ha ragione mia madre ‘il matrimonio, lasciatelo perdere figli miei’

    • scrittiapocrifi Says:

      Lasciarsi? E’ un’eventualità sempre spiacevole, ma bisogna ammetterlo: può capitare. Purtroppo nessun matrimonio viene fornito di garanzia a vita, come le cucine dell’Ikea. Quello che non trovo giusto è che il peso della separazione e del divorzio debbano ricadere solo su uno dei due coniugi, che sia esso il marito o la moglie. E che la giurisprudenza – la prassi delle udienze di separazione – abbia consolidato un atteggiamento che a priori e in qualsiasi caso privilegia le donne sull’affidamento dei figli, sull’uso delle proprietà immobiliari, sugli assegni di mantenimento e su molte altre cose. Favorendo così opportuniste senza scrupoli e senza alcuna voglia di lavorare.

  6. cosa dire? è triste che di un sentimento forte come l’amore alla fine diventi solo un discorso economico. cosa c’entrano i soldi?!? boh!
    personalmente ho sempre disprezzato le donne così.
    bisogna dire per par-condicio però che ci sono anche degli uomini terribili in giro…

    • scrittiapocrifi Says:

      Col senno di poi, queste vicende fanno ben capire che di amore ce n’era davvero poco. Di calcolo molto di più. Per par condicio, è verissimo. Ci sono moltissimi uomini che di fronte ad una separazione si comportano da veri stronzi. Per togliere qualsiasi dubbio, dico chiaramente che non ho nessuna simpatia nemmeno per loro.

  7. è incredibile trovare qualcuno, come te, che sa come vanno veramente le cose. e cosa le donne fanno nei tribunali e quale acrimonia usino nei confronti degli uomini. e quanta sottile vendetta. per non parlare di quella visibile.

    amelia

    • scrittiapocrifi Says:

      Incredibile lo sarebbe davvero se non fosse un’opinione sorretta da casi concreti. Mi dispiace se poi queste evidenze possono mettere in discussione alcune mitologie di genere estremamente diffuse e persistenti, come quella che in ogni caso siano le donne il soggetto debole in una causa di separazione. Purtroppo, la realtà spesso non è bella come a qualcuno piace immaginarla. Per rendersene conto basterebbe andarsi vedere l’esito delle denunce per presunte aggressioni o molestie da parte dell’ex marito che spesso si innestano nell’iter giudiziario di una separazione. In più di nove casi su dieci si arriva al proscioglimento per insussistenza del fatto. Per non parlare dell’affidamento dei figli. E mi sembra un chiaro segno di un malessere a cui né il sistema giudiziario, né la politica, né gli intellettuali stanno dando soddisfacenti risposte.

  8. a parte ciò,
    la cosa è scritta molto bene.

  9. questo è frutto di una idea errata della donna. e forse è questo il vero maschilismo,
    considerarla il soggetto debole da una parte
    e, lo stesso, affidarle in ogni caso i figli.

    mi hanno stupito solo due casi, fino ad oggi

    il primo, di un giudice che ha detto alla donna che chiedeva un mega assegno,
    lei è giovane, vada a lavorare.
    e il secondo il cui il tribunale, di sua iniziativa – cioé senza che il marito la chiedesse – ha nominato un perito nella cui analisi si decretava che sarebbe stato nocivo che una bambina vivesse con la madre. non pazza, ma instabile, collerica, e vendicativa, appunto.

    ma sono due casi illuminati, se così si può dire.

    amelia

    • scrittiapocrifi Says:

      Anch’io penso che quando l’idea di emancipazione della donna passa attraverso lo sfruttamento dell’altro, legittimato come ineludibile necessità di genere (la donna ha diritto ad essere mantenuta perché “inguaiata” dall’ex coniuge) non si sta facendo giustizia, ma si accredita e si rende consuetudinaria una pericolosa forma di sessismo.
      L’affidamento dei figli è un altro nervo scoperto: il pregiudizio di genere dei politici, dei giudici, delle assistenti sociali consolida la norma non scritta, ma non per questo meno vincolante, che i figli stiano sempre e comunque meglio se affidati alla madre. Ciò finora ha consentito ad alcune donne di fare del figlio una vera e propria arma di ricatto: “se non mi passi l’assegno che pretendo, scordati pure di vedere il bambino”.

  10. nirbhiti Says:

    Ciao,
    capito qui per la prima volta e ho letto il tuo post.
    Convidivo ciò che scrivi su questo tipo di “donne” che personalmente offendono la ns. metà del cielo.
    Sono figlia di separati da molti anni ormai, da quando faceva ancora scalpore pensare a un matrimonio finito, nonostante la legge sul divorzio fosse in vigore già da dieci anni. Per fortuna ho avuto genitori intelligenti che hanno capito che non essere più marito e moglie nn significava non essere più genitori della propria prole. :o)

    Devo dire a onor del vero che per tante femmine come quelle da te raccontate ce ne sono molte altre che dignitosamente si rimettono in piedi nonostante mariti che non pagano gli alimenti (o che gli alimenti li chiedono alle ex mogli o ancora che falsificano bilanci e fatturati per nn dare un euro) o che non si occupano dei figli se non un we ogni tanto tra una telefonata distratta e un’altra. Per lavoro mi son trovata ad avere a che fare con separati e devo dire che i maschi hanno scoperto solo in qs ultimi anni il diritto alla paternità perchè prima nn si occupavano più di tanto dei figli ma, al contrario, vivevano una “seconda giovinezza”.
    Mi dispiace sapere che ci siano donne che tolgono ai figli e ai padri la possibilità di vivere qs rapporto e mi dispiace per il tuo amico ma digli di nn mollare (leggo di problemi di affidamento) ci son molte associazioni che seguono qs cose. Buon we a tutti

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