Archivio per aprile, 2009

Parole irritanti

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 aprile 2009 by scrittiapocrifi

E ora, una lista di parole ed espressioni in grado di stimolare la sindrome del colon irritabile. In grassetto corsivo, quelle peggiori. 
Questa lista, per quanto parziale, ha per me una grandissima utilità pratica: quando un mio interlocutore pronuncia una delle parole incluse in questa lista, scatta un campanello d’allarme che segnala un’alta probabilità che questi sia un coglione. Una specie di contatore Geiger che segnala i fessi, praticamente.
Chi vuole, può proporne altre per implementare la lista:

Affettato (aggettivo); Allarmante; Allucinante; Ampia metratura termoautonomo, Anticonformista; Antipolitica; Apocalittico; Ascolta!; Assolutamente (nelle varianti si e no); Attenda in linea; Avviso di Garanzia, Azienda; Blacklistare; Brand; Brunch; Brunetta; Business; Capisci?; Capoeira; Casta; Clandestino; Coerenza;  Collateralismo; Committenza; Contaminazione; Cool; Core business o Corrbisiniss; Cordialità; Corporate Social Responsibility; Creativo; Deliberare; Delirante; Determina (sostantivo); Dimmi; Dirigenziale; Emergenza (specie se associata a “maltempo”); Emo; Esuberi; Extracomunitario; Fai mente locale; Fai un esame di coscienza; Family feeling; Fa molto vacanza;  Fannullone; Fatalità; Feci; Fellatio; Flessibilità; Fuori pasto; Gadget; Gestire (riferito a persone), Il mio stagista; Intrigante; Implementare; Imponibile; Ingresso indipendente; Insaccati (sostantivo); I ragazzi; Intellettuale; Job definition; Job solution; Killer application, Leadership; Letto, sottoscritto e approvato; Lottizzazione; Meeting; Mission; Mitico; Modulistica; Multipiattaforma; Neurone; Non è di mia competenza; Operativo; Passerina; Patchare; Pedagogico; Pilates; Piuttosto che; Populista; Prontocuoci; Quattro salti (in discoteca); Raffinato erotismo; Relazioni con il pubblico; Revival; Rucola; Sbarazzina; Scottata; Scroto; Sede opportuna; Sensualità; Spadellare; Spadellare; Spinning; Spin-off; Stakeholder; Straordinario; Sudditanza psicologica; Taggare; Tagliata (carne); Target; Trendy; Un attimino; Verba Volant; Visibilità; Vision

E se Scalfari si sbagliasse?

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 aprile 2009 by scrittiapocrifi

“Il quadro è desolante. Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il controllo dei “media” non serve soltanto a procacciar voti ma soprattutto a trasformare l’antropologia d’una nazione. Ed è questa trasformazione che ha imbarbarito la nostra società, l’ha de-costruita, de-politicizzata, frantumata, resa sensibile soltanto a precarie emozioni e insensibile alla logica e alla razionalità.”
Questa è la tesi che Eugenio Scalfari ha sostenuto in suo editoriale di qualche giorno fa. E’ una tesi abbastanza popolare, specialmente nella parte della sinistra più legata ad una concezione egemonica dell’intellettuale e dei media come indispensabili guide del popolo. I media, secondo la versione moderna di questa vulgata, sono la più importante risorsa per educare la società alla bellezza, alla razionalità e alla giustizia. Ecco perché devono essere gli intellettuali ad assumerne il controllo.
In buona sostanza, è la versione 2.0 del caro buon vecchio illuminismo, con i consueti annessi e connessi che lo hanno caratterizzano storicamente, in particolare una persistente nota di elitismo parruccone e salottiero che vede il popolo principalmente come un’entità irrazionale, qualcosa a cui guardare con un misto di distacco e preoccupazione.
Quando il popolo smette di dare ascolto alle loro illuminate parole inevitabilmente incombono l’arretramento culturale e la deriva verso la barbarie. Tutta colpa della capacità seduttiva della televisione commerciale, che avrebbe anticipato le condizioni culturali del Berlusconismo.
Non c’è spazio per dubbi o autocritiche in questa dichiarazione programmatica.
Eppure, qualcosa non ha funzionato, e sarebbe davvero da sempliciotti (categoria alla quale Scalari non appartiene) dire che è tutta colpa delle televisioni. Grazie alle luminose ispirazioni di questi intellettuali, negli ultimi quindici anni la sinistra ha parlato più di conflitto d’interessi che di lavoro e di modello di sviluppo.
Ha vagheggiato di modelli bipolaristici sperando che questi li aiutassero a governare e invece si è trovata per tre volte la strada sbarrata dagli irredentisti dell’identità particolare.
Ha preferito parlare solo ai salotti buoni e alle classi più colte, scordandosi per strada un pezzo di paese, più precisamente quello che lavora o vorrebbe lavorare.
Ha fatto campagne elettorali girando in pullman, treni, biciclette e monopattini senza mai fermarsi davvero ad ascoltare. Ha imposto un doloroso risanamento delle finanze pubbliche senza mai intervenire seriamente su sprechi e privilegi divenuti sempre più inaccettabili agli occhi dei cittadini.
Voleva lo Stato del punirne uno per educarne cento e si è ritrovata con una marea di cittadini incazzati. Voleva che da un giorno all’altro gli italiani diventassero precisi e legati allo Stato come i tedeschi e si è scordata che questo paese, purtroppo o per fortuna, non è la Germania.
E se Scalfari avesse torto?

Ricette immorali

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2009 by scrittiapocrifi

E mi ritrovo qui, con questo strano libro per le mani. Un libro di ricette scritto da uno dei più talentuosi scrittori sudamericani. Stranamente, tra i miei autori preferiti me li ritrovo insieme a pari merito con qualche giapponese e con alcuni americani: Fante, Kerouac e Salinger, così come mi vengono in mente.
Manuel Vasquez Montalban, è accomunato a Luis Gerardo Sepulveda e Gabriel Garcia Marquez per il fatto di avere tre nomi. Qualche scrittore brasiliano ne avrà anche quattro o cinque.
Hanno anche altre cose in comune, per esempio questa sensualità decadente e un po’ sporcacciona, fatta di tempeste tropicali, vegetazione lussureggiante, caldo, umidità, sguardi e rum.
Di corpi nudi e occhi neri che scrutano, di fianchi prorompenti adagiati tra lenzuola stropicciate, di sontuosi
culi che invitano all’amore e alla lascivia.
Di speziate pietanze che diventano lettere d’amore, ma anche di cucine povere e approssimative, per riempire la pancia.

Di sigaraie cubane che rollano puros tra le cosce, battelli a vapore e strani animali che vivono nel grande fiume, o lungo le sue sponde.

E la conquista e la seduzione passano anche per il cibo, come spesso accade in questi casi. Ed è proprio così che succede e spesso è sufficiente la semplice attesa di fare l’esperienza di un sapore nuovo. Una sensualità tutta da toccacciare, che si lascia leggere, a tratti placida a volte irruenta ma mai uguale a sé stessa, come il Rio della Plata o la Cordillera delle Ande.

Di necessità si fa virtù. Ecco perché ho iniziato a dedicarmi all’arte poblana della cucina e alla coltivazione del peperoncino. E ho un po’ di sudamerica anche nei vasi sul terrazzino di casa. Habanero, CayennaJalapeño e altre dieci o dodici varietà di tutto il mondo. Tutto sommato, meglio questa che altre forme di collezionismo un po’ viziose, di quelle che tanto piacerebbero a Garcia Marquez.

Hipster (mode del cazzo)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , on 16 aprile 2009 by scrittiapocrifi

Uno dei modi più certi per accorgersi che si sta davvero invecchiando è quando non si capiscono e/o non si sopportano più le mode giovanili. Ad esempio, io non capisco proprio la moda hipster. Mi stanno sul cazzo le scarpette di gomma tipo Converse, specie se glitterate e finto nobilitate da qualche marchio trendy. I pantaloni stretti a vita bassa che fanno sembrare le gambe come due bastoncini del ristorante cinese e scoprono il solco delle chiappe ad ogni accenno di movimento, esercitando sinergicamente lo schiacciamento delle palle o la separazione della vulva tipo Mosè con il Mar Rosso, sono veramente raccapriccianti. Per completare l’effetto museo degli orrori vanno abbinati ad una maglietta corta e sdrucita, che scopra meglio le chiappe mostrando orgogliosi l’elastico delle mutande, il filo del perizoma o la folta pelliccia naturale che cresce  nell’anfratto che separa i glutei. Le magliette dei veri hipsters di solito sono vintage anni’80, in color giallo banana, verde subbuteo, rosso magenta azzurro Wc Net con l’immancabile scritta tipo Atari, Commodore 64 o il nome di qualche sconosciuto gruppo di suonatori di campanello.  Quelli che non riescono a procurarsene una abbastanza di cattivo gusto, di solito sono ampiamente esauditi dal mercato della “moda”, che propone inguardabili t-shirt viola con glitter dorati sopra e qualche minchiata random serigrafata sopra. Completano l’ambaradan dei fulminati all’ultima moda delle borsone a tracolla in plastica cerata per teloni di camion, un taglio di capelli asimmetrico, a sinistra Beatles e a destra Annie Lennox e il giacchetto in nylon nero sacco della spazzatura style. Ma soprattutto, gli enormi occhiali da sole con lenti fumé e montatura in plastica colorata.
A completare degnamente il tutto, un cappellino da baseball in nylon e rete (inevitabile scritta del cazzo sopra) o un cappello a falda stretta in tessuto quadrettato tipo quelli dei mafiosi nei b-movies degli anni ’60. Se ci sta, anche quell’inguardabile peluria puberale sul che qualcuno chiama baffi.
Mettiamola così: per una questione generazionale ho visto nascere e morire tantissime subculture e mode giovanili. Dall’eskimo degli autonomi fino ai ponchos dei frikkettoni, dai calzoni di pelle e spille da balia dei primi punk allo stile teatrale degli indiani metropolitani, dai piumini dei paninari agli elegantissimi tre bottoni  dei mods, dagli sconcertanti cernecchi dei primi skinheads al pallore spettrale delle gothic chicks. Dai patiti del ragamuffin’ con dreadlocks, colorito giallastro e pantaloni comodi a righe materasso fino al gel e occhiali dei ragazzi della techno, dallo stile borchiato e baffuto harley davidson a quello country western Marlboro Country. Dalle camicine stirate dei papa boys fino ai fascisti col bomber e gli occhiali specchiati. Pensavo di aver visto di tutto, ma in tanti anni non avevo mai visto una moda così brutta. E che qualcuno mi contraddica, se ci riesce.

Faccia d’Angelo (ye great bitch)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , on 14 aprile 2009 by scrittiapocrifi
Faccia d’Angelo era veramente una bella ragazza, e il mio amico se ne innamorò ciecamente. Come uno che si mette le gocce di atropina a mezzogiorno del primo luglio e vista la giornata assolata decide di farsi una bella gita in montagna con la moto, una Ducati 916 in assetto da pista. Tanto per capirci.
Che poi se l’è sposata. Io gli avevo consigliato di conviverci per un po’ di tempo, prima. Tanto per vedere se nella vita quotidiana usciva fuori qualche difetto di fabbricazione, qualche magagna. Che noi amici  – dalla giusta distanza – tendevamo a diffidare di faccia d’angelo, perché quando beveva un paio di bicchieri in più aveva l’alito di un tricheco, ruttava come l’esorcista e parlava con la testa girata dalla parte del culo.
Ma l’amore rende liberi e lui a questi dettagli non ci aveva dato troppo peso.
Non mi diede retta, naturalmente, e il giorno stesso del matrimonio ha iniziato a manifestarsi qualche primo segno della sua metaforfosi: da angelica ragazza ad arrogante zoccola.
Il ménage coniugale andava avanti nel migliore dei modi:  lei a casa a grattarsi le angeliche chiappe, lui a sgobbare tutto il giorno come Caronte durante un’epidemia di peste bubbonica.
Con gli alti e i bassi di ogni coppia: lui con gli occhi devoti, pieni d’amore e fettine di San Daniele. Lei con la bocca piena di mugugni e di pretesti per litigare. E di richieste di soldi, vestiti, macchine, vacanze costose.
Poi un giorno decide che  è davvero troppo: non poteva più sopportare l’idea di dover vedere il marito dentro casa ogni giorno, per svuotargli il portafoglio.  Meglio pretendere un cospicuo assegno di mantenimento, del resto l’idea di dover lavorare per mantenersi la entusiasmava quanto una diagnosi di tumore al pancreas.
Così, con una velocità che nemmeno Superman si è mai sognato, il mio amico si vede sbattuto fuori casa a calci nel culo. Nel giro di una settimana passa dallo status di fesso innamorato a quello di imbecille separato.
Insomma, tra tribunali, carte bollate, parcelle di avvocatiaggressioni inventate (che fanno brodo davanti al giudice) è un bel po’ di tempo che vanno avanti così.
Fortunatamente, una storia così inverosimile può concludersi solo come in certi film degli anni sessanta, quando la gente perbene, solo a sentirsi oggetto di qualche vaga allusione si incazzava.
Così ci mettevano questa santa e benedetta formula: “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistite o esistenti è puramente casuale.”

Droghe pesanti

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , on 8 aprile 2009 by scrittiapocrifi

bruno-vespa

L’ Auditel, per esempio.

Insomnia

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , on 7 aprile 2009 by scrittiapocrifi

Ora legale, eccesso di caffè, cene pesanti e stress. Soprattutto stress. Sono saturo di quella fatica mentale che rende difficile addormentarsi e riposare. E’ come se la mente, inseguita dalle scadenze, dai pensieri, dai grandi interrogativi della vita continuasse inesorabilmente a ticchettare anche mentre dormo, come se passassi la notte a elaborare tavole di contingenza tra le variabili della vita.
Sono condannato da mesi a svegliarmi in piena notte senza riuscire a riaddormentarmi. Mi sembra di dover pisciare, mi alzo ma poi è un falso allarme e rimango a guardare il soffitto. Nel buio. Ogni mattina, quel che resta di me va al lavoro sempre più verde. Sempre più irritabile e, soprattutto, sempre più stanco.
E così che ho deciso che dovevo dormire: ho passato il week end a stancarmi fisicamente, a mangiare pesante e berci sopra un paio di bicchieri di vino rosso. Mi butto sul letto e, non so come, rubo tre ore e mezza di debiti al sonno.
Poi vado in farmacia e compro la melatonina che tutti me ne hanno parlato bene. Vado al cinema e a metà del secondo tempo mi calo la compressina magica. Infatti, appena arrivo a casa crollo sul letto. Mi sveglio poco prima di mezzogiorno. Inizio a recuperare forze e lucidità, sorrido a tutti e mi sento carico di energia.
Continuo con le compressine di melatonina, che sanno di gesso e per quanto ne so, potrebbero anche essere di gesso. Ma pare che funzioni e decido di continuare con la cura.

Funzionerà, lo sento, funzionerà.