Dicotomie: il gioco delle contrapposizioni (post in progress)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 giugno 2012 by scrittiapocrifi

Il nostro è un mondo pieno di (finte) contraddizioni. Ogni tanto penso a quante fregature ci danno quelli che la vità è piena di scelte.

Vecchi versus giovani, destra versus sinistra, precari versus tempo indeterminato, poveri versus ricchi, dentro versus fuori, mare versus montagna, rossi versus neri, treno versus automobile, Ducati versus Yamaha, televisione versus libri, natural versus shaved, Italia versus Germania, posto fisso versus imprenditori di sé stessi, stadio versus teatro, India versus Pakistan, Ferrari versus McLaren, immigrati versus clandestini, attico panoramicissimo versus pianoterra con ampio giardino, apocalittici versus integrati, Ettore versus Achille, tecnologia versus cultura, vino versus birra, slip versus boxer, USA versus USSR, diritti versus doveri, Beatles versus Rolling Stones, make versus buy, doccia versus vasca da bagno, finanza versus lavoro, Ryanair versus Alitalia, discoteca versus lounge bar, scogli versus sabbia, prosa versus poesia, the versus caffè, infradito versus espadrillas, pubblico versus privato, vizi versus virtù, amanti dei cani versus amici dei gatti, casa mia versus casa tua, cravatta versus casual, Milan versus Inter, Ursus versus Maciste, Saviano versus Gomorra, carne versus pesce, democrat versus republicans, forma versus funzione, marxismo versus liberismo, cattolici versus protestanti, albergo versus bed and breakfast.

Se qualcuno vuole può contribuire, inserirò le voci segnalate. Forse.

Tratti di matita cancellati (quando arriva la crisi)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 maggio 2012 by scrittiapocrifi

Quando arriva la crisi economica non te ne accorgi soltanto perché ne hanno scritto su qualche quotidiano. Non te ne accorgi perché al Tg della sera martellano ossessivamente sulla gente che si butta dalla finestra. Te ne accorgi perché inizi a vedere intorno a te dei buchi lasciati da persone che conosci, che la crisi ha cancellato come se avessero passato una gomma su un tratto di matita. Rimangono solo pochi trucioli e un segno leggero, appena impresso sulla carta. Ci si guarda intorno e si vede il buco di quello che era il negozio di un tuo amico, chiuso perché non ha più clienti e il proprietario vuole comunque aumentare affitto. Ci si guarda intorno e si vedono le persiane chiuse del monolocale lasciato in fretta e furia dall’amica che non riusciva a pagare più seicento euro al mese e si sta organizzando per andare a vivere in campagna, dove i prezzi sono sempre alti ma più sostenibili. Ci si guarda intorno e si vedono tuo cugino e la moglie, due figli a carico e nemmeno un contratto di lavoro stabile, che al concorso bandito anni e anni fa hanno trovato centinaia, forse migliaia di poveri cristi nelle loro stesse condizioni. Ci si guarda intorno e si vede la mascella gonfia e dolorante dell’altra amica che vorrebbe farsi curare due denti che ormai possono essere solo devitalizzati ma non può spendere tremila euro di dentista e non ha nemmeno i soldi per volare a Bucarest o a Sofia a farseli rimettere a posto da qualche macellaio low cost. Ci si guarda intorno e ci si accorge che da un momento all’altro scadrà anche il tuo contratto e sul lavoro nessuno dice nulla sul rinnovo e nemmeno di quale morte devi morire. Ci si guarda intorno e piano piano intorno a sé si vedono tanti, troppi pezzi di vita cancellati  come se avessero passato una gomma su un tratto di matita. Poi ti guardi allo specchio e ti consoli, per un attimo, vedendo che per il momento la precarietà, i debiti, la mancanza di lavoro non sono ancora riusciti a cancellarti. Ma ti chiedi cos’altro potrà accadere domani. E se al tuo posto nello specchio non vedrai altro che un buco. Un tratto di matita cancellato su un foglio bianco, e un segno leggero, appena impresso sulla carta.

Post scriptum: mentre chiudo il post passo per caso davanti all’ennesima filiale di banca che è spuntata nella zona. E si tratta di una banca d’affari. Oggi c’è l’inaugurazione e, oltre ad un buffet pantagruelico sui desk sono ben visibili tanti secchielli di champagne, per l’esattezza Veuve ClicquotUn brindisi, in fondo, non si nega a nessuno.

Demoni

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , on 20 maggio 2012 by scrittiapocrifi

Ognuno ha i suoi demoni che lo tormentano. Il mio demone è un’immagine, talmente netta e presente da avere qualità quasi tattili. Ed è l’immagine di un clitoride. Un clitoride perfetto e particolarissimo che, ogni giorno e soprattutto nei momenti più inaspettati, si mostra per invitarmi in modo suadente e irresistibile a fare una passeggiata nel lato selvaggio.

Pop porno Vs porn chic

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2010 by scrittiapocrifi

Il pop porno è ripetitivo e monotono. Il porno chic è divertente e spontaneo.
Il mondo del pop porno è popolato da tettone e da culturisti che si travestono da idraulici. Quello del porno chic di persone carine e spesso insospettabili, anche se non sono strafighe/i venute/i dal pianeta Marte. Funziona perché l’oggetto del desiderio potrebbe essere la donna con la busta della spesa sulla metro o il ragazzetto in fila alla posta per pagare le bollette.
Il pop porno vuole le acrobazie, la velocità e cura molto l’aspetto ginnico – ritmico del sesso. Il porno chic è più interessato alle atmosfere, alle luci e agli odori.
Il pop porno è il big mac menù grande. Sempre lo stesso in qualsiasi città del mondo. Risolve la fame, ma appesantisce la pancia e non dà gusto, e ci puoi mettere le salse che preferisci ma sempre quello è. Il porno chic è un carpaccino di manzo e rucola con  aceto balsamico e bicchiere di Morellino, ma anche mezze maniche con sugo di coda alla vaccinara.
Il pop porno è esplicito, sempre e per contratto. Il porno chic lascia un bicchiere di latte e un paio di biscotti nella ciotola dell’immaginazione.
Il pop porno ha le luci perfette e piattissime della poltrona del dentista, senza ombre e con il massimo dettaglio. Il porno chic è penombra, contrasti, volumi e ombre piene.
Nel pop porno ci sono sempre vibratori dalle forme esplicitamente falliche, cazzi nodosi e pieni di vene dall’aspetto e consistenza innaturale. Nel porno chic ci sono degli insospettabili oggettini curvilinei di raffinato design che non sai mai se è un portachiavi della macchina, il telecomando del Bang & Olufsen o un attrezzino per friggere le olive ascolane dal di dentro.
Il pop porno propone sempre la stessa sequenza: sopra, avanti, dietro, goal. Il porno chic non ha un copione fisso, segue lintuito e l’ispirazione del momento. Magari il goal c’è ma non per questo ti fanno vedere la moviola da tutti i punti di ripresa. Se c’eri c’eri, altrimenti ti arrangi.
Il pop porno ha sempre un’etichetta per definire qualsiasi cosa possa succedere, e quasi sempre delle sigle per riassumere i diversi sottogeneri: lesbo, trans, amateur, gang bang, barely legal. Mette sempre tutto sul menù perché il cliente deve poter scegliere il prodotto. Il porno chic ha altre fissazioni, ma preferisce navigare a vista, e se è molto scuro va bene anche a tentoni.
Il pop porno ama le piscine, le limousine, e le vestaglie da camera in seta. Il porno chic può essere ambientato anche nella cucina disastrata di un appartamento di studenti fuorisede, in camporella o nel ripostiglio degli spazzoloni, in ufficio.
Il pop porno è assolutamente colorato, e c’è sempre un sacco di colori da cartoni animati, specialmente il rosa, in tutte le tonalità. Il porno chic se ne fotte e preferisce decisamente il bianco e nero o i colori delavé.
Il pop porno si definisce trasgressivo e qualcuno ci crede pure. Il porno chic non si definisce affatto, anzi già per aver usato l’ aggettivo “chic” mi ha mandato tre sms di insulti.
Nel pop porno esistono solo cazzi e fighe e lo capisci perché sono tutti uguali. A parte le dimensioni. Nel porno chic c’è l’immagine dell’immensa varietà della natura. E dei gusti, anche.
Il pop porno assomiglia ad una scopata triste perché sai già come andrà a finire. Il porno chic alle scopate allegre di quando avevamo diciott’anni e nessuna voglia di mettere la testa a posto.

E a questo punto, come in ogni cineforum che si rispetti, si apra il dibattito.

Refusi diabolici

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2010 by scrittiapocrifi

Writers assaltano trenino a Roma.

ROMA Agguato di writers su un treno urbano della Roma-Giardinetti. All’alba di ieri, un giovane a bordo del convoglio ha azionato il freno d’emergenza, bloccando il treno. Nel contempo 10 persone, bombolette spray alla mano, incappucciate e armate di bastone, hanno imbrattato il treno e minacciato il personale, dandosi poi alla figa. A quel punto, il macchinista è ripartito per non interrompere il servizio

Da Metro, edizione di Roma, 13 dicembre, pg. 2

www.metronews.it/components/com_remository_files/Roma.pdf

Nella foto Ansa: Diabolik ed Eva Kant si danno alla fuga, o alla figa, tanto è uguale.

Nosferatu e l’Italia con le scarpe di cartone

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 dicembre 2010 by scrittiapocrifi

Mi ero riproposto, assolutissimamente, di non parlare di politica in questo blog. Poi stasera ho visto Alessandro Sallusti, il Nosferatu che finge di dirigere il Giornale al posto di Feltri, e mi sono incazzato un po’ più del solito. Parlando delle proteste dell’Università e del precariato giovanile ha detto che “chi a 37 anni ancora rimane a casa con i genitori è un fallito, ha dei problemi personali“.
Una frase brutta, da parvenu arricchito che fa sfoggio di arrogante cafoneria, che si rivolge con disprezzo ai paesani rimasti poveri, inutilmente violenta ed offensiva, ma soprattutto stupida. Anche se la si vuol far passare per arguto dissenso nei confronti del “politically correct“. Come quella volta che, parlando degli immigrati di Rosarno, Feltri li definì “negri” (anche se avevano ragione).
Ho immaginato Sallusti travestito da Maria Antonietta Asburgo Lorena , con una parrucca incipriata e un vestito in broccato di seta,  che di fronte al popolo affamato pronuncia la fatidica frase “s’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche. Si sa poi quanta fortuna le portò quella frase.
Le affermazioni di Nosferatu, come il personaggio che interpreta ogni sera da Ballarò a Porta a Porta, da Exit a Matrix, mi sono comunque sembrate una metafora del berlusconismo e di come abbia assecondato l’inclinazione naturale degli italiani a non preoccuparsi dei problemi altrui, e quando iniziano a diventare anche problemi propri pensano a farsi furbi e a trovare qualche escamotage per uscirne, per salvarsi, ma rigorosamente da soli o al massimo con la famiglia. Fortunatamente non siamo tutti così. L’alluvione di Firenze, il terremoto in Irpinia servono a ricordarlo, ogni tanto.
E non c’è nulla in tutto questo che riguardi la finta contrapposizione tra destra e sinistra, ormai svuotata di ogni significato, buona solo per i talk show.
Ma purtroppo gli italiani amano i sogni di gloria e ogni tot anni si rincoglioniscono completamente. E sembrano capaci di risvegliarsi solo quando i sogni si trasformano in tragedie. Gli italiani di oggi assomigliano un po’ agli alpini di ieri, mandati a fare la guerra sulle pianure del Don, con le scarpe di cartone ai piedi. Speriamo solo che almeno stavolta l’Italia riesca a svegliarsi prima. E che a Sallusti i capelli inizino a crescergli verso l’esterno come tutti gli altri, e non verso l’interno del cranio. Hai visto mai che così inizi a ragionare?

Prima o poi scriverò qualcosa…

Posted in Uncategorized with tags , , , , on 19 novembre 2010 by scrittiapocrifi

Ma ora sono troppo stanco per farlo in maniera decente. E’ soltanto un anno che continuo a ripetermelo.

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